Prima faccio, e poi ragiono.

Come salvare la propria vita (professionale) facendo un salto dentro una piscina vuota.

Un giorno ti svegli, e capisci che hai in testa una serie di idee valide su come migliorare la tua vita, ma non riesci a farci niente. Come una bellissima collezione di macchine fotografiche, in una vetrina sottochiave. E tu smani di usarle, e mettere in pratica le tue conoscenze di fotografia, per fare tutte le foto che hai in testa. 

Ma è tutto tristemente sotto chiave. Niente da fare.

E sono mesi che alterni due o tre settimane di lavoro scorrevole e buono, con periodi di due o tre giorni in cui non ti va di fare niente di niente, ti sembra tutto uno schifo, qualsiasi parte del tuo lavoro di fotografo (con un business in costruzione) ti sembra una vera schifezza.

Come al solito, quando l’acqua arriva alla cavallo dei pantaloni, si impara a nuotare, volenti o no.

Quindi un giorno, dopo aver riletto per la millesima volta gli appunti sulle buone idee da mettere in pratica, decidi. E pensi “Oh sai che c’è ? La razionalità non mi aiuta più, devo fare un salto dentro un luogo dove di razionalità ce n’è ben poca.” E ti dici “Fai un cambiamento non razionale, senza sapere. Percorri una strada senza farti guidare dalla razionalità”. Sulle prime ti sembra un po’ uno di quei testi di self-help motivazionali, un po’ new-age. Alzi un sopracciglio su quello che hai appena pensato.

Il giorno dopo è ancora un giorno no-way e non riesci a combinare niente. Allora il tarlo del salto nella zona senza razionalità si fa sentire di più, e verso il pomeriggio inizi a dargli ascolto.

Beh, non mi ricordo bene quali sono state le prime cose che ho fatto senza pensare, mi pare un test di un obiettivo nuovo, per capire profondità di campo e come regolarsi col diaframma (erano mesi che evitavo sta cosa), e poi avevo da comperare delle batterie per il monitor esterno della reflex, e anche delle batterie normali per la camera, perché stavano andando fuori produzione.

Per farla breve, mi sono buttato. Mi andava di fare un giro in città ? Spegnevo il Mac e uscivo, anche senza una meta, anche se avevo da fare. Sceglievo le cose da fare, dalla to-do-list, in base a quello che mi garbava di più. Ho tenuto questa impostazione per due o tre giorni, e poi ho incominciato a “respirarci dentro”, cioè a renderla pienamente funzionale. Non tutti i lavori vanno bene per qualsiasi momento. Ci sono momenti o ore del giorno in cui sei più creativo, altre in cui sei più preciso e metodico, in certi momenti la postproduzione viene una favola, altre che meglio lasciare stare.

In pratica, ho iniziato a darmi quello di cui avevo un disperato bisogno. Simply put.

E poi, come dice Fabrizia Costa, se non nutri anche la tua parte creativa, se non giochi mai, se non ti diverti mai….dopo qualche anno le tue foto inizieranno a fare schifo.

Voi non lo sapete, ma era da tutta la vita che aspettavo questo cambiamento, su questo lato del mio carattere.

Ora prima agisco, e poi penso. Quindi prima faccio, e poi, dopo, arriva la razionalità a spiegare perché (blabla) sto facendo (blabla) quello che sto facendo (blabla) nel modo in cui lo sto facendo (blaaaaah). La razionalità, sta stronza. Una deficiente isterica. Avete presente una prof di matematica delle medie, ma antipatica ? Tanto ai corsi di marketing ti spiegano perché tutti gli acquisti li facciamo con una parte del cervello che non è razionale, e non ha linguaggio, e poi ci raccontiamo dei discorsetti razionali per giustificare l’acquisto d’impulso, quindi….!

E in questo modo va tutto molto meglio. Faccio di più, meglio, e mi diverto pure. E sono soddisfatto.